$theTitle=wp_title(" - ", false); if($theTitle != "") { ?>
Urban Blog a servizio della comunità Maruggese!
Il 16 dicembre 2008 è approvata la legge regionale Anti-Diossina. La legge, la più avanzata in Europa, ha l’obiettivo di ridurre la concentrazione di diossina nell’aria di Taranto e della Puglia. Dal 30 giugno 2009 la diossina non dovrà superare i 2,5 nanogrammi per metro cubo d’aria. Dal 31 dicembre 2010 il limite si abbasserà a 0,4 nanogrammi. La legge pugliese riduce fino a 200 volte il limite massimo di diossina previsto dalla legislazione nazionale.
Il servizio di telecardiologia, grazie alla Rete Evia/Sca, è uno dei fiori all’occhiello della sanità pugliese. E’ un’equipe di cardiologi attiva 24 ore su 24. Basta un collegamento telefonico per una diagnosi elettrocardiografica. Fino ad oggi sono stati refertati oltre 200mila elettrocardiogrammi, oltre la metà erano patologici. Grazie a questo servizio la mortalità per infarto si è dimezzata.

Al giorno d’oggi molti cittadini maruggesi sono impegnati in una nuova forma di protesta contro la ventilata ipotesi che nuovamente, in Puglia, possano essere installate le centrali nucleari. Dai racconti di chi c’era, sappiamo che nei primi anni 80 anche a Maruggio ci fu un acceso dibattito e una grande movimentazione di cittadini riguardo la questione del nucleare di Avetrana.
Invitiamo tutti coloro che furono protagonisti di quella delicata fase della storia locale a raccontare la propria esperienza personale e collettiva. È un modo per ricordare alle nuove generazioni il pericolo che si corse in quel periodo e come, invece, la reazione delle popolazioni riuscì a sovvertire una scelta calata dall’alto.
Preghiamo pertanto i numerosi lettori del Blog di scrivere anche due righe, un ricordo spontaneo che si inserisce in una storia più grande, nell’ultima (in ordine di tempo) vera e propria sollevazione popolare.
Mandateci i vostri scritti all’indirizzo mail del Blog : MaruggioLive.Blog@email.it
oppure potete semplicemente commentare questo post.
Grazie!
Leggi il brano del libro che racconta la cronaca di quei giorni ad Avetrana e nei paesi vicini
(Nella foto un carro allegorico – Carnevale 1982 – Maruggio)

E’ consuetudine nazionale ormai, ed in particolare in ambito locale, additare come polemico, critico distruttivo e quant’altro, chiunque prova a fare delle semplici osservazioni su ciò che viene fatto o molte volte non fatto, da chi si è proposto a guidarci sia nell’ambito amministrativo che associativo locale.
In altre realtà, l’opinione, il giudizio, indicazioni e suggerimenti di normali cittadini “pensanti”, sono parte integrante della pianificazione e realizzazione di molte opere pubbliche o iniziative sociali. A Maruggio questo basilare concetto di vita e sviluppo sociale è poco accettato per molteplici motivi, basterebbe un minimo di umiltà molte volte per evitare infelici conclusioni.
Oggi, da semplici cittadini “pensanti”, ognuno con le sue conoscenze e capacità professionali, non possiamo non far rilevare l’ennesima opera discutibile eseguita sul nostro territorio.
Da pochi giorni infatti sono terminati i lavori di costruzioni di due attraversamenti pedonali rialzati, su Via Roma, all’ingresso del paese giungendo da Manduria.
Queste opere consistono in genere in una sopraelevazione della carreggiata con rampe di raccordo, normalmente realizzate sia per dare continuità ai marciapiedi in una parte della strada compresa tra due intersezioni, sia per interrompere la continuità di lunghi rettifili, in modo da moderare la velocità dei veicoli.
Solitamente queste opere vengono impiegate in corrispondenza di edifici contenenti servizi e funzioni in grado di attrarre consistenti flussi di persone (scuole, ospedali, ecc.), l’attraversamento pedonale rialzato può essere costituito da una piattaforma avente anche un’apprezzabile estensione.
Come si è detto, l’attraversamento pedonale rialzato persegue il duplice obiettivo di favorire l’attraversamento dei pedoni e di ridurre la velocità dei veicoli in transito, l’attraversamento dei pedoni è reso più sicuro tramite gli stessi accorgimenti che caratterizzano le intersezioni pedonali rialzate: continuità della rete dei marciapiedi, riduzione della lunghezza dell’attraversamento, creazione di una zona di accumulo sgombra dalle auto, miglioramento della visibilità. La velocità dei veicoli è ridotta grazie alla sopraelevazione in corrispondenza dell’attraversamento.
Poiché non vi sono specifiche tecniche italiane, si fa qui riferimento ad alcune indicazioni elaborate in ambito europeo, integrandole con osservazioni critiche. Particolarmente importanti sono le rampe di raccordo tra il livello della carreggiata e quello della piattaforma; esse possono essere di tipo diverso: diritte, a profilo parabolico, a profilo sinusoidale, In Italia le rampe più utilizzate in combinazione con gli attraversamenti pedonali rialzati sono quelle diritte con una moderatissima pendenza che favorire il passaggio dei mezzi pesanti, nel nostro caso, il continuo passaggio di autobus di linea che in presenza di rampe con pendenza elevata, anche a bassissima velocità possono provocare degli scossoni agli utenti.
Dopo questa lunga ma doverosa premessa, necessaria per comprendere a fondo la questione, veniamo al punto.
Punto primo; l’esigenza e necessità primaria del tratto di strada in questione è senza dubbio moderare l’elevata velocità dei veicoli in arrivo da Manduria. Bene, il problema deve essere risolto a monte della strada, dove tra l’altro si sono verificati la maggior parte degli incidenti anche mortali. La creazione di impedimenti alla forte velocità devono essere predisposti già sulla discesa ancor prima del distributore di carburanti, in modo da costringere i veicoli ad una bassa velocità ancor prima di entrare nel paese. Per ridimensionare questo problema, basterebbe installare quei banali dossi artificiali in materiale plastico nero e giallo, comunemente usati, e dal costo quasi irrilevante.
Punto secondo; solitamente queste opere vengono impiegate in corrispondenza di edifici contenenti servizi e funzioni in grado di attrarre consistenti flussi di persone (scuole, ospedali, ecc.); nella zona in questione invece non esiste attività commerciale, ufficio o qualt’altro possa giustificare la necessità di passaggi pedonati di questa tipologia.

Punto terzo; il più dolente, che dimostra ancora una volta la pericolosità dell’ignoranza in materia, di chi dovrebbe operare nella risoluzione delle problematiche dei cittadini. In pratica questi due passaggi pedonali aggiungono altre barriere architettoniche alle tante già presenti nel nostro territorio. Si è riusciti a sconvolgere il concetto stesso per cui sono state ideate i passaggi pedonali rialzati; scopo principale è infatti dare continuità ai marciapiedi, i parole povere, la pedana sopraelevata deve essere un tutt’uno con i due marciapiedi opposti adeguatamente raccordati senza alcun impedimento. Dalla documentazione fotografica allegata, si evince quant’è grande l’appossimazione di tale opera a dispento di tutte le norme che regolamentano e difendono i diritti dei diversamente abili.

Ancora una volta quindi, dopo (ad esempio) lo scempio provocato alla facciata della nostra Chiesa Madre, perché non si è voluto seguire la logica, installando quella rampa di accesso all’ingresso laterale della Chiesa. Ci ritroviamo un’altra opera quasi inutile, sovradimensionata, incompleta, non funzionale come dovrebbe e per i motivi stessi per i quali è stata ideata; risolvendo in parte il problema della velocità su quel tratto di strada perché le auto continueranno a piombare a forte velocità nel paese, andando ad impattare (come più volte è accaduto) sulle colonnine del distributore di carburante esistente. Capiamo quindi che solo l’aiuto di Dio ha evitato sinora una possibile catastrofe in quel tratto di strada.

Una domanda: Ma quando si ha la possibilità di fare le cose, perché non si fanno bene in maniera definitiva e risolutiva, magari rispettando le norme e regolamenti?
Un’ultima domanda: Questo è fare polemica? Critica distruttiva?
Principali Norme a cui facciamo riferimento:
· Norme Tecniche C.N.R. 90/83 “Norme sulle caratteristiche geometriche e di traffico delle intersezioni stradali urbane”;
· Norme Tecniche C.N.R. 150/92 “Norme sull’arredo funzionale delle strade urbane”;
· Decreto 05/11/2001 “Norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade”;
· D.Lgs. 285/92 “Nuovo Codice della Strada”;
· D.P.R. 495/92 “Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della Strada”;
· D.M. 18/02/1992 n. 223 “Regolamento recante istruzioni tecniche per la progettazione, l’omologazione e l’impiego delle barriere stradali di sicurezza”;
· D.P.R. 24/07/1996 n. 503 “Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici;
· D. M. 14/06/89 n. 236 “Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche”.
“No al nucleare tra gli ulivi secolari”
Avetrana, poco più di settemila anime, alla stessa distanza dai tre capoluoghi – Lecce, Brindisi, Taranto – conobbe nei primi anni Ottanta una sua particolare epopea, non ricercata ma vissuta con dignità e consapevolezza. Il 7 dicembre 1981 la Giunta Regionale della Puglia, presidente il leccese Nicola Quarta, fa proprie le scelte del Comitato Misto Regione Puglia, ENEL, CNEN e comunica ai Sindaci di Carovigno e Avetrana che i loro territori sono aree suscettibili d’insediamento di centrali nucleari.
[…]
Una decisione assunta altrove, al vertice delle istituzioni. A nessuno della tecnocrazia e della politica era passato per la mente di informare, ascoltare quella popolazione così minuta, così lontana; nemmeno il Sindaco, e ancor meno i Consiglieri Comunali, rappresentanti di quella comunità, furono sentiti. Una omissione che costerà ai sapienti delle nuove tecnologie, ai potenti delle istituzioni. Il popolo ignorato si prese la parola e fu un NO di massa di tutto il paese insorto come un sol uomo, come una sola donna.
[…]
Intanto nel Comune jonico il 6 gennaio 1982 la parola passa direttamente ai cittadini. È sciopero generale, indetto dal Comitato antinucleare. La popolazione scende in piazza al completo “con compostezza e una fermezza addirittura inusitate. Non un pubblico esercizio aperto, vuote le case; tutti in piazza dalla quale l’immensa marea umana ha cominciato a snodarsi per le vie cittadine” è la cronaca della “Gazzetta del Mezzogiorno”, giornale non sospetto di simpatie per gli antinuclearisti.
[…]
Intanto si ha una proliferazione di Comitati in diversi centri del Salento; giovani ma anche esponenti della sinistra extraparlamentare degli anni Settanta assumono spontaneamente l’iniziativa, da Nardò a Leverano e a Galatone, da Maruggio a Manduria, da Erchie a San Pancrazio, da Porto Cesareo a Lecce, da Brindisi a Taranto.
[…]
La posizione di Armando Franco contro la centrale nucleare ebbe una forte influenza sull’opinione pubblica. Si tratta dello stesso vescovo che alzerà la voce contro i soprusi dei caporali nelle campagne ed inviterà le donne-vittime a ribellarsi. La polemica giornalistica segue la lettera del vescovo di Oria, a difesa delle popolazioni interessate, indirizzata al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Industria, al Presidente della Giunta Regionale, ai Segretari politici nazionali, regionali e provinciali.
Il movimento antinucleare estende la sua iniziativa in tutta la regione, fa sentire la propria voce contro la RAI per la faziosità nell’informazione, prende contatti a livello nazionale.
[…]
L’8 agosto si tiene in Avetrana il referendum popolare autogestito sulla possibile installazione di una centrale nel territorio di riferimento, deliberato dal Consiglio Comunale il 19 maggio precedente. I risultati della consultazione sono inequivocabili: votanti 4053, schede bianche 2, schede nulle 11, voti validi per il Sì alla centrale 35, voti validi per il NO 4005 (pari al 98,81%). Avetrana respinge il nucleare.
[…]
Arrivò a scadenza la data ultima per comunicare al Ministro dell’Industria il sito scelto dalla Regione. La Giunta, divisa al suo interno e sotto pressione del Movimento, non fu in grado di adempiere a tale compito. Intanto con il decreto del 22 febbraio 1983, il CIPE sancisce la volontà di costruire una centrale nucleare ad Avetrana o a Carovigno. Immediate le proteste e l’iniziativa politica del Comitato e dei poteri locali. Il 9 marzo 1983 a Roma i Sindaci di Avetrana, Maruggio, Torricella e Porto Cesareo incontrano il Presidente della Camera Nilde Jotti, i capigruppo parlamentari e il vice presidente del Senato Emilio Colombo. Tre giorni dopo il Movimento torna all’iniziativa di massa e blocca la statale 174 nei pressi della località di Boncore.
[…]
Negli ultimi giorni del 1984 il governo nazionale accelera e la situazione si fa drammatica. Un decreto prefettizio autorizza i tecnici dell’ENEL a prendere possesso del sito e ad avviare le indagini preliminari; il Consiglio Comunale di Avetrana li diffida.
[…]
La tensione è al massimo, lo schieramento imponente delle forze di polizia non ha nulla di coreografico, interviene pesantemente sui picchetti, ma la folla è determinata e non si sposta di un centimetro. I lavori nel sito restano fermi, la trivellazione del terreno è impedita.
[…]
Tra i consiglieri c’è uno scatto di dignità: si rivendica per il più alto consesso istituzionale pugliese “l’intangibile diritto-dovere di pronunciamento in merito a vicende che investono tutto il tessuto sociale economico e produttivo del territorio di competenza”. Non sfugge ai Consiglieri “la caduta di fiducia e di credito dell’istituzione regionale”, né “il logoramento del rapporto tra cittadini e Regione”.
[…]
L’assessore Salvatore Fitto (padre dell’attuale esponente di Forza Italia) ribadisce nel dibattito in Aula che se “il nucleare è una scelta di progresso” va riproposto in Puglia, “non ricorrendo allo sterile discorso del consenso”. Questa posizione, pur nella sua coerenza, rimarrà isolata. Il Consiglio Regionale approva la mozione di revoca della delibera del CIPE del 22 febbraio 1983 con conseguente invito alle autorità competenti a sospendere tutte le operazioni preliminari.
La Puglia chiudeva al nucleare.
[…]
Sono trascorsi poco più di venti anni. Il governo nazionale in carica presieduto da Berlusconi, all’interno di una grave crisi economica mondiale destabilizzante, immemore di quel referendum, attiva un programma per costruire centrali nucleari in Italia. Si imbocca così una strada opposta al risparmio energetico e ad una scelta ormai ineludibile di riconversione ipoenergivora delle attività produttive.
[…]
In Puglia il governo regionale ha intrapreso una via diversa, puntando sulle energie rinnovabili (eolico, solare, biomasse) e sulla progressiva riduzione dell’uso del carbone.
[…]
Tra i cittadini la memoria degli anni Ottanta del secolo scorso non si è dissolta. Ad Avetrana si può cogliere un sentimento di orgoglio per quanto accadde circa un quarto di secolo fa. Lo si percepisce conversando con i protagonisti di quegli anni, ma anche chiacchierando in giro per il paese. Quella mobilitazione di popolo è entrata a far parte della storia della piccola comunità e viene rivendicata da associazioni culturali e dalla civica Amministrazione.
Testo raccolto da Aldo Summa
Tratto da Pietro Mita
“Rosso Novecento – La Puglia dai cafoni ai no-global”
Manni Editore
BOLLENTI SPIRITI CAMP - Spot Ufficiale from Bollenti Spiriti on Vimeo.
Il Bollenti Spiriti Camp è una due giorni dedicata alla partecipazione dei giovani allo sviluppo della Puglia. È anche una occasione per fare il punto e presentare alla comunità regionale - cittadini, istituzioni, mondo delle imprese, media - i risultati del Programma Bollenti Spiriti al quale anche i nostri amici Aldo Summa e Gianpaolo Pisconti hanno partecipato con il progetto “Vox Loci. La parola agli abitanti” che stanno sviluppando nei Comuni di Galatone e Tuglie, in provincia di Lecce.
Il bando “Principi Attivi, Giovani idee per una Puglia migliore” è inserito nel programma della Regione Puglia per le Politiche Giovanili. Sono stati 424 i progetti finanziati sul totale di 1563 arrivati da tutta la Regione. La parte da leone la fanno i giovani della provincia di Bari (716 domande) e quelli della provincia di Lecce (403). Sono 205 invece i progetti finanziati della provincia di Bari, 124 a Lecce e provincia, 40 di Foggia, 31 di Taranto e 24 di Brindisi.
Il Bollenti Spiriti Camp si svolgerà presso i padiglioni della Fiera del Levante di Bari il 6 e 7 febbraio 2010. L’evento è gratuito e aperto a tutti!
Il programma prevede:
PRIMA GIORNATA (sabato 6 febbraio 2010 – tutto il giorno):
- EXPO DEI PROGETTI: stand espositivi dei progetti vincitori del bando Principi Attivi (e non solo);
- PRESENTAZIONE DEI PROGETTI: sessioni tematiche con presentazioni dei progetti (5 minuti per progetto);
- PRINCIPI ATTIVI: presentazione del nuovo bando Giovani Idee per una Puglia migliore;
- BOLLENTI SPIRITI E POLITICHE GIOVANILI: incontri, dibattiti e presentazioni per operatori delle politiche giovanili e amministratori locali.
SECONDA GIORNATA (domenica 7 febbraio 2010 – solo mattina):
-BOLLENTI SPIRITI OPEN SPACE: Sessione di progettazione partecipata sulle politiche di sviluppo regionale con il metodo dell’open space technology.
L’Agenzia Regionale per la tecnologia e l’innovazione sostiene la nascita di imprese innovative di origine universitaria. Le imprese spin-off universitarie valorizzano la ricerca pubblica e impiegano giovani laureati. Abbiamo finanziato 18 spin-off universitari per un totale di 648000 €. Lenviros è un esempio virtuoso di spin-off universitario.
La Giunta Regionale ha autorizzato la sperimentazione di progetti di internalizzazione. Nell’aprile 2008, nella ASL di Foggia nasce la società “Sanità Service”, che si occupa di servizi di emergenza-urgenza, ausiliariato e pulizie. La società ha stabilizzato 761 lavoratori.
A riprova di quanto scritto nell’ultimo articolo - firmato dal nostro amico Aldo Summa - pubblicato oggi sul Blog (vedi post precedente), proprio in questi giorni sono stati firmati presso la Regione Puglia gli accordi di programma con i Comuni che hanno partecipato al bando PIRP. I programmi trasmessi alla Regione sono ben 127, di cui 76 finanziati. I progetti respinti, probabilmente, non rispettavano i termini del bando.
Leggi l’elenco dei Comuni che hanno beneficiato dei finanziamenti.

Clicca qui per vedere e ascoltare il video
«Questo è fatto con il contributo di tutte le Amministrazioni Comunali, indipendentemente dal colore politico. È fatto con il contributo di tutti gli attori, cittadini e mondo economico. È un’idea di pianificazione urbanistica non calata dall’alto, ma costruita con i soggetti che vivono nel territorio».
E dunque tanti quartieri marginali di città e piccoli centri della Puglia – ha spiegato l’Assessore all’Assetto del Territorio, Angela Barbanente – potranno essere presto riqualificati mediante azioni integrate di rigenerazione fisica e sociale, progettati in modo partecipato e secondo criteri eco-sostenibili.
«Questo programma è stato costruito con la partecipazione attiva degli abitanti dei quartieri degradati delle nostre città, centri storici e periferie marginali contigue alla campagna. E abbiamo creato delle aspettative in queste persone, che oggi hanno una risposta concreta». (29 gennaio 2010)
E questo è solo uno dei tanti treni che Maruggio ha perso! Quindi qui c’è qualcuno che non ce la racconta giusta!
E pensare che sarebbe bastato poco per poter disporre di finanziamenti per mettere in ordine il nostro centro storico!

Dall’unico giornale locale che documenta puntualmente le vicende amministrative di Maruggio (facendo intuire che le cose a Maruggio vadano sempre e comunque bene) apprendiamo una notizia fantastica, che per la sua importanza merita di essere più ampiamente pubblicizzata e approfondita. Se non altro perché la notizia si presta benissimo ad alcune piccole osservazioni.
A quanto pare è già pronto un progetto per la riqualificazione del centro storico di Maruggio! La notizia è pubblicata nel giornale del 24 gennaio 2010. Evviva!!! È una vera e propria sorpresa per tutti! Ma qualcuno l’ha mai visto? Qualcuno è stato mai convocato dal Comune per decidere come intervenire sul nostro piccolo gioiello?
Ma andiamo con ordine. Vorrei approfondire il contenuto della notizia procedendo passo passo, analizzando punto per punto il contenuto dell’articolo, facendo alcune considerazioni.
Nessuno ha mai visto il progetto, né è stato interpellato per poter dire la sua sulla riqualificazione del centro storico semplicemente perché il progetto (sempre per quanto riportato dal giornale) è stato realizzato su iniziativa dell’Assessore ai Lavori Pubblici e dall’Ufficio Tecnico del Comune di Maruggio.

A parte il fatto che un progetto di una simile importanza dovrebbe coinvolgere prima di tutto diversi Assessorati del ramo. Penso a quello Urbanistico e pure quello degli Affari Generali (visto che si vocifera in giro che sia stata proposta l’idea di un albergo diffuso proprio nel centro storico di Maruggio). Nella mia visione delle cose almeno questi tre settori dovrebbero coordinarsi e interagire tra loro, in maniera tale da proporre degli interventi integrati e funzionanti tra loro. Invece qui a Maruggio non si sa mai bene chi fa che cosa. Uno si occupa di lavori stradali e impiantistici, l’altro di piani regolatori e di cubature, l’altro ancora di alberghi diffusi, senza che ci sia mai una visione globale delle cose.
Comunque, per ritornare alla notizia, un importante e fondamentale progetto di riqualificazione (quindi di rilancio) è stato elaborato da due sole persone! Ma com’è possibile? Non lo sanno i nostri Amministratori che da un po’ di tempo a questa parte i progetti che riguardano trasformazioni urbane devono essere necessariamente redatti coinvolgendo l’intera cittadinanza? Come mai ancora nel 2010 si continuano a prendere scelte strategiche nel chiuso di quattro mura, per nome e per conto di tutti? Mah!
Tuttavia finalmente abbiamo un progetto. Ora si tratta solo di reperire i soldi necessari per poterlo attuare. Come?!? Dopo che abbiamo perso un sacco di possibilità offerte da numerosi bandi (ricordo soltanto quelli regionali usciti sotto il governo Vendola: piano per la riqualificazione delle periferie e dei centri storici – PIRP, Bollenti Spiriti – Progetti di riqualificazione urbana con specifico riferimento agli interventi di rivitalizzazione economica e sociale rivolti alle fasce giovanili della popolazione, Progetti Pilota “Hospitis”, Programmi di riqualificazione urbana, relativamente all’incremento dell’offerta di alloggi in affitto e alla riqualificazione dei quartieri urbani in situazioni di degrado ambientale) ora ci vengono a dire che è pronto un progetto per il centro storico? Dov’erano queste persone cinque-dieci anni fa? E come funziona questa cosa? Che ce ne facciamo di un progetto di riqualificazione che disattende tutti i nuovi principi basilari di cui sono intrisi i bandi attuali? O ci si illude che debbano essere i prossimi bandi pubblici a doversi adeguare al “nostro” progetto? È un progetto talmente perfetto che rispetta tutti i canoni possibili da poterlo utilizzare per tutte le stagioni? Non lo sanno i nostri Amministratori che poi i bandi cambiano di volta in volta e i progetti devono essere redatti seguendo nuove indicazioni?
Andiamo avanti. Nell’articolo pubblicato si ammette (finalmente) che spesso i Comuni non ricevono i finanziamenti perché sprovvisti di un adeguato “parco-progetti”. Alla buon’ora! Abbiamo scoperto l’acqua calda! In ogni caso come si può essere così ingenui da redigere progetti per poi all’occorrenza cercare di presentarli e sperare che vengano premiati? Che razza di ragionamento è mai questo? È chiaro che poi i progetti vengano bocciati! Ah… ma forse poi ci si può giustificare davanti ai cittadini maruggesi dando la colpa a quelli che stanno più in alto. Già, non ci avevo pensato…
Entriamo nel dettaglio dei lavori progettati. In effetti si tratta di opere di adeguamento impiantistico più che di riqualificazione in senso completo del termine. La riqualificazione urbana, infatti, è qualcosa che dovrebbe interessare anche il risanamento del patrimonio edilizio sottoposto a degrado o ad invecchiamento funzionale, e addirittura il miglioramento delle condizioni abitative, socio-economiche, ambientali e culturali dei cittadini residenti. Sarebbe meglio, allora, ascrivere questo progetto nel campo dell’adeguamento tecnico-funzionale di un pezzo di città.

Gli interventi previsti dal progetto comunale riguardano, quindi, la messa in opera di impianti di distribuzione elettrica, telefonica, per l’allacciamento dell’acqua e della fogna, un sistema di opere per il deflusso delle acque meteoriche. Inoltre è prevista la metanizzazione dell’intero centro storico. Tutte opere necessarie e finalmente realizzabili! Una volta terminati questi lavori (definitivi a quel punto) la via Umberto I° sarà totalmente ri-pavimentata con le pietre che c’erano fino a qualche anno fa (che non si è mai capito bene che fine fecero o se le “custodisce” qualcuno). Se non dovessero bastare si potranno asportare e utilizzare quelle delle strade vicine, via Tommaso del Bene e via Carlo Alberto. Qualora ancora non dovessero bastare si dovranno acquistare nuove pietre. Unico approfondimento che denota una certa attenzione da parte dell’Assessorato e dell’Ufficio Tecnico comunale, è il vincolo di usare pietre esattamente uguali alle originali, nel colore e nelle caratteristiche tecniche. Almeno in questo sono stati professionali.


Saranno rimossi e ricollocati i lampioni a palla (suggerisco: magari sarebbe meglio utilizzare dispositivi a basso consumo energetico) e finalmente verranno collocati riflettori nei punti dove meglio possano far risaltare le bellezze del nostro centro storico. Anche qui sento di dover approvare la decisione. Ricordo con piacere che proprio tanti anni fa (assieme a molti miei coetanei) nell’ambito della prima sagra “La Strada dei Saperi e dei Sapori” intuimmo per primi la necessità di mettere in luce questi scorci bellissimi, collocando noi stessi i fari, con grande meraviglia da parte di tutti i cittadini maruggesi!

Verranno inoltre collocate panchine (in legno e struttura di ghisa). Vorrei sbagliarmi, ma la prima cosa che mi salta alla mente sono quelle già posizionate in Piazza del Popolo. Sì, proprio quelle da giardino, di quelle che si trovano nei cataloghi di arredo privato, non urbano! Ma è mai possibile che dobbiamo riempire il paese di queste panchine così anonime? Ricordo che l’ultima volta che sono state prese decisioni solitarie riguardo all’arredo urbano ci siamo riempiti la piazza e le vie principali di Maruggio di lugubri pannelli pubblicitari in ghisa ed esotiche tristi palme da giardino. Non ci bastano questi pugni nell’occhio?
Io credo che si può sempre cercare di ottenere dei risultati gradevoli e soddisfacenti per tutti se si ascoltano le idee di tutti, soprattutto di quelli che poi, alla fine, usano la città e vivono in quelle zone del paese oggetto di progettazione. Se si fa partecipare la gente, anche sulle scelte che possono riguardare una panchina, alla fine escono fuori delle proposte originali, sicuramente consone al contesto e apprezzate dall’intera cittadinanza. Se, viceversa, una o poche persone si concedo il diritto di poter scegliere per nome e per conto di tutti, allora poi i risultati sono quelli che sono.
A casa propria ognuno è libero di arredarsi gli ambienti come meglio gli aggrada. A casa di tutti si dovrebbe, perlomeno, chiedere l’opinione degli altri! Sono convinto che se cominciamo a mettere mano al centro storico con questa fretta e senza un quadro d’insieme ci giochiamo pure l’ultima possibilità che ci è rimasta di puntare sulla promozione del nostro paese partendo proprio dalla eccezionalità delle nostre bellezze storiche.
Dulcis in fundo, finalmente il centro storico di Maruggio sarà chiuso al traffico e reso pedonabile. Ottima idea! Solo che la chiusura di una parte di paese presuppone la condivisione della scelta da parte dei suoi abitanti o dei commercianti che lì hanno le proprie attività. E quando si tratta di una misura così delicata e definitiva, i malumori sono più delle approvazioni. Occorre (anche in questo caso) preparare le persone al cambiamento, sensibilizzarle e convincerle delle opportunità che potrebbero crearsi a seguito di una limitazione al traffico. Per questo si convocano i cittadini, si discute con loro, ci si scontra anche, per poi mediare assieme a loro. Ma alla fine si arriva ad una scelta condivisa. Quanto di tutto questo è stato fatto?
In ogni caso, il costo dell’intero intervento si aggira sui 3 milioni di euro. Ora non ci resta che aspettare che i soldi ci piovano dall’alto come per magia… ma a Wonderland (così ora mi piace chiamare affettuosamente la nostra Maruggio ) tutto può accadere!
Autore articolo: Aldo Summa
MaruggioLive.Blog Guest